Doping calcio: foto

Doping calcio: una panoramica da ieri a oggi

Cercare su internet le parole “doping calcio” ti farà sicuramente addentrare in una sfilza di articoli inerenti ai vari episodi di utilizzo di sostanze vietate da parte di vari atleti.

Lo scandalo doping nel mondo calcistico scoppiò 18 anni fa, nel 2000, quando fu trovato del nandrolone – uno steroide derivato dal testosterone – nelle analisi di numerosi giocatori di serie A. A causa di questa sostanza molti atleti furono squalificati per mesi da ogni attività. Tra i nomi che finirono sui giornali, troviamo Christian Bucchi (all’epoca al Perugia), Kolo Tourè (Manchester City), Josep Guardiola (Roma), Edgar Davids (Juventus) e Marco Borriello (Milan).

Da quel momento in poi l’utilizzo di queste sostanze fu fonte di numerosi dibattiti scientifici, giuridici e giornalistici. Esami più approfonditi furono estesi poi anche sugli atleti di altri sport.

Vediamo nel dettaglio cosa si intende esattamente quando si parla di elementi dopanti.

Doping calcio: cos’è il doping

Antidoping: fotoDoping è una parola che non ha una traduzione specifica in italiano e deriva dall’inglese “dope” (che significa droga). Per doping si intende l’assunzione di sostanze senza finalità curative, ma col solo scopo di ottenere un miglioramento delle prestazioni fisiche.

Il doping è quindi una droga a tutti gli effetti? Non necessariamente! Esistono dei composti chimici che seppur non appartenenti al mondo delle droghe vere e proprie possono incrementare le capacità fisiche di chiunque ne faccia uso.

Inutile dire che nel mondo delle competizioni calcistiche ufficiali (e di quelle sportive in generale) questa pratica è severamente vietata, perché far giocare atleti “pompati” rende gli avversari ingiustamente svantaggiati. Ma c’è di più! Anche se alcuni farmaci considerati dopanti non sono definibili droghe, essi possono comunque alterare le condizioni di salute dei soggetti che li assumono, causandogli danni alla salute (in alcuni casi anche seri).

Doping calcio: l’esempio degli anabolizzanti

Per spiegare cosa sono gli anabolizzanti riportiamo quanto detto dalla dottoressa Roberta Pacifici (Istituto Superiore di Sanità) in un’intervista di qualche tempo fa.

«Gli agenti anabolizzanti sono sostanze in grado di accelerare l’anabolismo, cioè la prima fase del metabolismo (…). Gli agenti anabolizzanti vengono utilizzati come dopanti perché sono in grado di aumentare significativamente la massa muscolare e di diminuire la massa grassa. Questo comporta un aumento della resistenza alla fatica e quindi anche un importante miglioramento delle performance sportive».

Dopo aver capito nel dettaglio la natura degli anabolizzanti, spieghiamo anche quali sono gli effetti collaterali.

Purtroppo l’assunzione di questi composti può avere conseguenze anche molto gravi. Si va dalle alterazioni delle funzioni del fegato al rischio di sterilità. In alcune circostanze può addirittura sopraggiungere la morte per arresto cardiaco. Questi dopanti possono poi creare danni anche a livello psicologico, perché generano depressione, irascibilità e insonnia.

La presenza di cocaina nel mondo calcistico

I casi di doping nel calcio in passato sono stati legati anche all’assunzione di vere e proprie sostanze stupefacenti. Tra i casi più eclatanti ricordiamo quelli dell’ex attaccante del Napoli Diego Armando Maradona e dell’ex calciatore argentino Claudio Paul Caniggia.

Le espulsioni per uso di cocaina non sono avvenute ovviamente solo nel calcio di casa nostra. Per tornare a tempi più recenti, nel 2016 l’ex calciatore dello Sheffield United, Curtis Woodhouse ha fatto delle dichiarazioni che hanno sconvolto il mondo sportivo. Secondo quanto espresso dal giocatore: «La droga preferita dagli atleti è la cocaina, perché resta nell’organismo solo 48 ore».